L’uomo sulla Luna e la teoria del complotto.

Piero Angela: “Che sciocchezza negare quel giorno” “Non mi stupisco di quelli che negano l’allunaggio, visto che c’è ancora chi sostiene che la Terra è piatta”

Anche a 50 anni di distanza dai primi passi sulla luna di Neil Armstrong, c’è qualcuno che pensa che non ci sia stato nessun allunaggio. Dal movimento della bandiera americana alla convinzione che le radiazioni avrebbero ucciso Aldrin e Armstrong, i teorici del “complotto” si sono aggrappati a qualsiasi dettaglio per smentire l’arrivo sul satellite degli astronauti delle missioni Apollo, della prima come anche delle successive. La tesi del finto allunaggio fu alimentata anche da un libro uscito nel 1976, ‘We Never Went to the Moon’ dell’autore americano Bill Kaysing, che arrivò a teorizzare che la regia delle riprese fosse stata affidata al grande Stanley Kubrick. “Che sciocchezza continuare ancora a negare il primo sbarco dell’uomo sulla Luna. Chi lo fa sfrutta l’ingenuità delle persone solo per trarne profitto, come scrivere un libro o girare un documentario”, ha detto, intervistato dall’Agi, Piero Angela che ha seguito in prima persona da giornalista molte missioni Apollo, tra cui anche quella che ha portato i primi esseri umani sulla Luna. “Quel giorno è stato molto emozionante: per la prima volta nella storia, l’uomo ha poggiato i piedi sulla Luna”, racconta Angela. “Andare sulla Luna è qualcosa che gli esseri umani hanno sempre immaginato di fare. Quando poi ci si è riusciti – continua – è stato come un sogno che si realizzava. Oggi invece sappiamo che sulla Luna potremmo andare e ritornare anche solo in una settimana”. Mezzo secolo fa era qualcosa di impensabile. “Poi ogni volta che una missione con equipaggio partiva era sempre una grande emozione perché tutti eravamo consapevoli del gran rischio che gli astronauti si assumevano”, spiega Angela. “È stato così anche per l’Apollo 11”, aggiunge. È anche per questo che le cosiddette teorie negazioniste, quelle secondo le quali l’allunaggio del 20 luglio del 1969 sarebbe stata solo una montatura, possono fare rabbia. “Purtroppo queste teorie continuano ancora a circolare. Non mi stupisco, visto che c’è ancora chi sostiene che la Terra è piatta”, dice Angela. Ma quali sono le principali “bufale” a sostegno della teoria del complotto? Senz’altro la più conosciuta è quella della bandiera americana piantata sulla Luna. A vedere le foto sembra che sia agitata dal vento, il che è impossibile perché sulla luna non c’è aria. La verità è che la bandiera dell’Apollo 11, perfettamente immobile, non è distesa del tutto. Fu un’intuizione di Jack Kinzler che lavorava nell’equipaggio del centro spaziale di Houston. Per essere sicuri che la bandiera avrebbe sventolato in assenza di atmosfera, suggerì una tecnica utilizzata dalla madre quando era ancora un bambino per cucire le tende e farle scendere perfettamente: la bandiera aveva due assi, quella che si fissa al terreno e, ad angolo retto, quella che mantiene disteso il drappo. Vedendo nel dettaglio le foto si osserva che l’apparente movimento della bandiera è dato da piegature nette, non arrotondate. Un altro aspetto che cattura l’immaginazione di coloro che cercano la prova di una cospirazione è che nessuna stella appare sullo sfondo delle fotografie. Secondo loro, la Nasa sapeva che gli gli astronomi sarebbero stati in grado di determinare se le immagini fossero state scattate sulla Terra o sulla luna in base a come apparivano le stelle da entrambi i luoghi. Il motivo va in realtà cercato nell’esposizione alla luce diretta del Sole. Sulla Luna, semplicemente non si vede il cielo celeste perché non c’è l’atmosfera, ma è “giorno” e la luce delle stelle è troppo flebile rispetto a quella del Sole. Inoltre per compensare la luminosità della luna, dovuta alla polvere fine che riflette la luce del sole, gli astronauti hanno dovuto usare una velocità dell’otturatore che non consente di vedere le stelle sullo sfondo. Il cratere del Modulo Lunare non c’è. Anche in questo caso c’è una spiegazione scientifica. Guardando il video dell’allunaggio si vede che l’Apollo 11 viaggia per un po’ in orizzontale quindi i propulsori non sono puntati verso il basso. Questo spiega l’assenza di polvere nell’aria all’inizio, ma non alla fine dell’operazione, quando effettivamente tocca terra. Bisogna poi considerare che la Luna ha un sesto della forza di gravità terrestre, per cui i motori devono sostenere un peso molto inferiore per atterrare.  E le ombre? Secondo i complottisti le ombre proiettate da Armstrong, Aldrin e dalle apparecchiature sono alterate da più fonti di luce, che sembrano quelle di un set cinematografico e infatti non sono parallele. In questo caso è sbagliato il punto di partenza e cioè che una fonte di luce possa produrre solo ombre parallele. Invece, in presenza di un terreno irregolare e soprattutto assumendo prospettive diverse da quelle della fonte di luce, le ombre sembrano intersecarsi. ​In una delle foto divulgate dalla Nasa, l’ombra del modulo lunare sembra arrivare all’orizzonte. Non perché è “finita la scenografia”, ovviamente. Semplicemente quello che sembra l’orizzonte è il bordo di un cratere, oltre il quale prosegue il paesaggio ma non è visibile alla macchina fotografica. In generale sono state più volte evidenziate delle imperfezioni che denuncerebbero la falsità della missione, ma le foto prese a controprova di ciò sono spesso immagini in bassa qualità, logorate da una riproduzione continua delle riproduzioni stesse. Le immagini originali, e i relativi ingrandimenti, sono sufficienti a placare tentazioni complottistiche. Una delle foto più famose dell’allunaggio è la AS11-40-5903 ed è quella di Buzz Aldrin scattata da Neil Armstrong, che è anche un autoritratto, un “selfie” involontario. L’immagine dello stesso Armstrong è infatti riflessa nella visiera del casco di Aldrin. Chi ha scattato quella foto visto che non si vede la macchina fotografica in mano all’astronauta? La risposta è facilissima, dice il prof. Drabek-Maunder dell’Osservatorio di Greenwich: “Le telecamere sono posizionate sul petto degli astronauti. E così in quella particolare fotografia su quello di Armstrong”. La foto, in realtà, a ben vedere le cose è importantissima per un altra ragione: è l’unica di Armstrong sulla Luna. Sì, ce ne sono altre, in cui compare un pezzo di tuta, un’ombra, lo zaino ma poco di più. Come è possibile? La risposta l’ha data Eugene Kranz, all’epoca direttore del programma Apollo per la NASA: non ci sono “foto usabili di Armstrong sulla Luna”. Perché? “Come sapete”, dice il grande ingegnere, “la vita non è giusta”.

http://www.rainews.it/dl/rainews/media/allunaggio-L-uomo-sulla-Luna-e-la-teoria-del-complotto-Piero-Angela-Che-sciocchezza-negare-quel-giorno-b26e72ea-22c0-47ef-9bf5-833d1cc6667e.html

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