Ghali contro Salvini: nel nuovo brano gli dà del «fascista»

Ghali contro Salvini: nel nuovo brano gli dà del «fascista»

Stormzy e Ghali per la prima volta insieme nel remix della hit internazionale «Vossi Bop» uscita oggi. E il rapper italiano attacca la politica dei muri di Salvini

Lo cita prima in modo esplicito, poi in modo implicito. Ma il giudizio non cambia. Ghali boccia senza appello Salvini, definito «fascista» in «Vossi Bop Remix feat. Ghali», nuova versione (uscita oggi) del brano di Stormzy, la hit internazionale arrivata al n.1 nella classifica inglese e con all’attivo oltre 74 milioni di streaming. «Salvini dice che chi è arrivato col gommon / Non può stare .it ma stare .com / Anche se quando consegnavo pizze ai campi Rom / Mi lasciavano più mance degli artisti Pop» canta Ghali che più avanti attacca ancora: «Alla partita del Milan ero in tribuna con gente / C’era un politico fascista che annusava l’ambiente».

Stormzy contro Boris Johnson

Stormzy, il rapper più importante della scena Uk, è un artista che si è fatto portavoce dell’attivismo sociale e della lotta contro le discriminazioni. Proprio questa sensibilità verso i problemi sociali e politici dei propri Paesi, avvicina Stormzy a Ghali. Nel brano anche il rapper britannico non si è tirato indietro lanciando un attacco al parlamentare Boris Johnson, uno dei politici più schierati a favore della Brexit (Fuck the government and fuck Boris).

https://www.corriere.it/spettacoli/19_luglio_19/ghali-contro-salvini-nuovo-brano-da-fascista-309b41b6-aa10-11e9-a88c-fde1fa123548.shtml

Da senzatetto a milionario: «Tutto merito di un incidente»

Da giovane era un senzatetto dipendente dall’eroina, oggi è un milionario a capo di ben undici imprese, tra cui la Horizon Software. Ha dell’incredibile la storia di Bob L. Williamson, un uomo d’affari statunitense che ha deciso di cambiare radicalmente la propria vita dopo un grave incidente sul lavoro in cui aveva rischiato di morire.

Dopo aver vissuto un’infanzia molto dura, a 15 anni Bob Williamson era già dipendente dall’alcol ed aveva cambiato scuola 19 volte. Nel corso degli anni, poi, il giovanissimo Bob aveva sviluppato dipendenze da eroina e metanfetamine e si ritrovò a vivere in strada. Per sopravvivere, il ragazzo aveva deciso di commettere rapine e finì più di una volta in un carcere di New Orleans, in Louisiana. Dopo essersi trasferito ad Atlanta, in Georgia, l’allora 22enne Bob Williamson, aveva iniziato a lavorare come muratore per ottenere quei pochi dollari necessari a comprare l’eroina, ma ormai si sentiva prigioniero di una vita degradata e stava pensando al suicidio.

Un incidente sul lavoro, che lo costrinse ad un lungo ricovero in ospedale, cambiò per sempre la vita di quest’uomo: bloccato a letto, iniziò a leggere la Bibbia e decise di convertirsi alla fede cristiana. Poco dopo, l’incontro con l’attuale moglie, con cui è sposato da 37 anni.

Come racconta Inc.com, Bob Williamson, dopo essersi disintossicato, iniziò a lavorare per un’azienda che produceva vernici. In appena due anni, Bob ottenne otto promozioni e, dopo aver studiato tutto sui prodotti di pittura e le necessità di tutti gli artisti, decise di mettersi in proprio fondando nel 1977 la Wildlife Artist Supply. Il successo dell’azienda fu clamoroso, ma c’era una nuova dipendenza ad aleggiare sulla vita di Bob: il denaro aveva preso il posto dell’eroina. Dopo aver fatto quotare la sua impresa in borsa, tutto affondò, fino al fallimento.

Costretto a ripartire da zero, Bob Williamson decise di reinventarsi e sfruttare le conoscenze informatiche dei due figli adolescenti, aspiranti programmatori, per ideare un software decisamente innovativo: un sistema di gestione delle mense e delle caffetterie scolastiche di tutti gli Stati Uniti. Alle grandi compagnie di software questo settore, troppo specifico, non interessava, ma serviva a qualcuno: alle scuole e ai genitori degli alunni. Nel 1993, Bob creò la Today Horizon Software International, che a distanza di 25 anni serve ben 15mila scuole e università ed ha un fatturato annuale di 26 milioni di dollari (oltre 22 milioni di euro). Grazie a questo software, i genitori possono scegliere tutto ciò che i figli mangiano a scuola, effettuando anche i pagamenti elettronici della retta della mensa in modo semplice e immediato.

L’accordo con le scuole fu solo il preludio al grande successo della nuova azienda di Bob Williamson, che racconta: «Nel 2005 abbiamo firmato un accordo da 10 milioni di dollari con l’esercito degli Stati Uniti: tutte le forze armate utilizzano i nostri software da allora». Il boom della sua impresa informatica ha permesso all’uomo di diventare un membro illustre della terza camera di commercio più importante degli Stati Uniti e oggi che ha 71 anni, Bob Williamson è a capo di un gruppo che porta il suo nome e che gestice undici diverse imprese, in vari settori: l’ultima, ad esempio, è un resort di lusso in Florida. Ad ogni modo, saper gestire le proprie dipendenze è qualcosa che Bob ha imparato con l’età, e a quanto pare l’imprenditore è riuscito a fare un patto coi demoni del denaro, diventando anche un filantropo.

https://www.ilmessaggero.it/primopiano/esteri/senzatetto_milionario_horizon_bob_williamson-3973732.html

Forte terremoto in Grecia, scossa di 5.1 ad Atene: gente in strada e telefoni fuori uso

Una forte scossa di terremoto è stata avvertita ad Atene e in tutta l’Attica alle ore 13.13 di oggi, venerdì 19 luglio. La magnitudo del sisma, secondo le prime informazioni, è stata calcolata a 5,3 gradi, secondo il servizio geologico statunitense Usgs, poi corretto a 5.1 dall’Ingv. Molte persone si sono riversate in strada, secondo il sito in.gr. L’epicentro del terremoto è stata segnalato a 3 km a nord/nord-ovest di Magoula, 23 chilometri a nordovest della capitale, a soli 2 chilometri di profondità.

È stato dunque un terremoto molto superficiale, avvertito con maggior forza. La scossa è stata percepita in tutta l’area metropolitana di Atene e de Il Pireo, dove vivono oltre 4 milioni di persone e si stimano oltre due milioni di turisti in questo periodo estivo. Sono segnalati blackout telefonici nella regione dell’Attica. Dalle prime informazioni non ci sarebbero grandi danni, almeno nella Capitale. Meno di mezz’ora dopo la scossa la corrente elettrica è stata riattivata in quasi tutti i quartieri della città.

Persone intrappolate in ascensore – La scossa è stata ripresa in diretta dalla televisione statale greca Ert. I vigili del fuoco hanno raccontato di aver ricevuto diverse chiamate da persone che erano rimaste intrappolate in ascensore.

https://www.fanpage.it/esteri/atene-forte-scossa-di-terremoto-di-magnitudo-5-3-gente-in-strada/

Carburante estratto dall’aria, Zurigo all’avanguardia

Produrre combustibili liquidi dalla luce del sole e dall’aria poteva sembrare un’utopia fino a poco tempo fa ma i ricercatori del Politecnico federale di Zurigo sono riusciti nell’impresa che ha rilevanti risvolti ecologici.

In prima mondiale il gruppo coordinato dal professor Steinfeld ha infatti mostrato agli interessati, in condizioni reali, la catena del processo termochimico che consente di ottenere carburanti neutri in termini di emissioni di CO2.

Cuore della sperimentazione è una miniraffineria installata sul tetto del laboratorio di ingegneria meccanica del Politecnico zurighese che è incentrato su uno specchio parabolico: il laboratorio sperimentale è in grado di separare dall’aria, grazie all’energia del sole, l’anidride carbonica (CO2) e l’acqua (vapore) e di farli reagire tra loro. Si ottiene così un gas di sintesi, il cosiddetto “syngas”, ossia una miscela di idrogeno e monossido di carbonio, che viene poi trasformato in cherosene, metanolo o altri idrocarburi.

Questi combustibili possono essere in seguito utilizzati per far funzionare navi o aerei, senza gravare l’atmosfera di ulteriori emissioni nocive, dal momento che rilasciano la stessa quantità di anidride carbonica precedentemente estratta dall’aria.

La tecnologia sviluppata dai ricercatori zurighesi, è stato sottolineato, “utilizza l’intero spettro solare e funziona ad alte temperature”, aspetto questo che “consente velocità di reazione rapide e un elevato grado di efficienza”.

La miniraffineria solare messa a punto dal Politecnico federale, che produce un decilitro di combustibile al giorno, dimostra la fattibilità di questa tecnologia, anche nelle condizioni climatiche di Zurigo. Steinfeld sta già lavorando ad un reattore solare di grandi dimensioni, realizzato nelle vicinanze di Madrid nell’ambito del progetto dell’Unione europea “SUN-to-LIQUID”.

https://www.tvsvizzera.it/tvs/qui-svizzera/politecnico-federale_carburante-estratto-dall-aria–zurigo-all-avanguardia/45029550

L’uomo sulla Luna e la teoria del complotto.

Piero Angela: “Che sciocchezza negare quel giorno” “Non mi stupisco di quelli che negano l’allunaggio, visto che c’è ancora chi sostiene che la Terra è piatta”

Anche a 50 anni di distanza dai primi passi sulla luna di Neil Armstrong, c’è qualcuno che pensa che non ci sia stato nessun allunaggio. Dal movimento della bandiera americana alla convinzione che le radiazioni avrebbero ucciso Aldrin e Armstrong, i teorici del “complotto” si sono aggrappati a qualsiasi dettaglio per smentire l’arrivo sul satellite degli astronauti delle missioni Apollo, della prima come anche delle successive. La tesi del finto allunaggio fu alimentata anche da un libro uscito nel 1976, ‘We Never Went to the Moon’ dell’autore americano Bill Kaysing, che arrivò a teorizzare che la regia delle riprese fosse stata affidata al grande Stanley Kubrick. “Che sciocchezza continuare ancora a negare il primo sbarco dell’uomo sulla Luna. Chi lo fa sfrutta l’ingenuità delle persone solo per trarne profitto, come scrivere un libro o girare un documentario”, ha detto, intervistato dall’Agi, Piero Angela che ha seguito in prima persona da giornalista molte missioni Apollo, tra cui anche quella che ha portato i primi esseri umani sulla Luna. “Quel giorno è stato molto emozionante: per la prima volta nella storia, l’uomo ha poggiato i piedi sulla Luna”, racconta Angela. “Andare sulla Luna è qualcosa che gli esseri umani hanno sempre immaginato di fare. Quando poi ci si è riusciti – continua – è stato come un sogno che si realizzava. Oggi invece sappiamo che sulla Luna potremmo andare e ritornare anche solo in una settimana”. Mezzo secolo fa era qualcosa di impensabile. “Poi ogni volta che una missione con equipaggio partiva era sempre una grande emozione perché tutti eravamo consapevoli del gran rischio che gli astronauti si assumevano”, spiega Angela. “È stato così anche per l’Apollo 11”, aggiunge. È anche per questo che le cosiddette teorie negazioniste, quelle secondo le quali l’allunaggio del 20 luglio del 1969 sarebbe stata solo una montatura, possono fare rabbia. “Purtroppo queste teorie continuano ancora a circolare. Non mi stupisco, visto che c’è ancora chi sostiene che la Terra è piatta”, dice Angela. Ma quali sono le principali “bufale” a sostegno della teoria del complotto? Senz’altro la più conosciuta è quella della bandiera americana piantata sulla Luna. A vedere le foto sembra che sia agitata dal vento, il che è impossibile perché sulla luna non c’è aria. La verità è che la bandiera dell’Apollo 11, perfettamente immobile, non è distesa del tutto. Fu un’intuizione di Jack Kinzler che lavorava nell’equipaggio del centro spaziale di Houston. Per essere sicuri che la bandiera avrebbe sventolato in assenza di atmosfera, suggerì una tecnica utilizzata dalla madre quando era ancora un bambino per cucire le tende e farle scendere perfettamente: la bandiera aveva due assi, quella che si fissa al terreno e, ad angolo retto, quella che mantiene disteso il drappo. Vedendo nel dettaglio le foto si osserva che l’apparente movimento della bandiera è dato da piegature nette, non arrotondate. Un altro aspetto che cattura l’immaginazione di coloro che cercano la prova di una cospirazione è che nessuna stella appare sullo sfondo delle fotografie. Secondo loro, la Nasa sapeva che gli gli astronomi sarebbero stati in grado di determinare se le immagini fossero state scattate sulla Terra o sulla luna in base a come apparivano le stelle da entrambi i luoghi. Il motivo va in realtà cercato nell’esposizione alla luce diretta del Sole. Sulla Luna, semplicemente non si vede il cielo celeste perché non c’è l’atmosfera, ma è “giorno” e la luce delle stelle è troppo flebile rispetto a quella del Sole. Inoltre per compensare la luminosità della luna, dovuta alla polvere fine che riflette la luce del sole, gli astronauti hanno dovuto usare una velocità dell’otturatore che non consente di vedere le stelle sullo sfondo. Il cratere del Modulo Lunare non c’è. Anche in questo caso c’è una spiegazione scientifica. Guardando il video dell’allunaggio si vede che l’Apollo 11 viaggia per un po’ in orizzontale quindi i propulsori non sono puntati verso il basso. Questo spiega l’assenza di polvere nell’aria all’inizio, ma non alla fine dell’operazione, quando effettivamente tocca terra. Bisogna poi considerare che la Luna ha un sesto della forza di gravità terrestre, per cui i motori devono sostenere un peso molto inferiore per atterrare.  E le ombre? Secondo i complottisti le ombre proiettate da Armstrong, Aldrin e dalle apparecchiature sono alterate da più fonti di luce, che sembrano quelle di un set cinematografico e infatti non sono parallele. In questo caso è sbagliato il punto di partenza e cioè che una fonte di luce possa produrre solo ombre parallele. Invece, in presenza di un terreno irregolare e soprattutto assumendo prospettive diverse da quelle della fonte di luce, le ombre sembrano intersecarsi. ​In una delle foto divulgate dalla Nasa, l’ombra del modulo lunare sembra arrivare all’orizzonte. Non perché è “finita la scenografia”, ovviamente. Semplicemente quello che sembra l’orizzonte è il bordo di un cratere, oltre il quale prosegue il paesaggio ma non è visibile alla macchina fotografica. In generale sono state più volte evidenziate delle imperfezioni che denuncerebbero la falsità della missione, ma le foto prese a controprova di ciò sono spesso immagini in bassa qualità, logorate da una riproduzione continua delle riproduzioni stesse. Le immagini originali, e i relativi ingrandimenti, sono sufficienti a placare tentazioni complottistiche. Una delle foto più famose dell’allunaggio è la AS11-40-5903 ed è quella di Buzz Aldrin scattata da Neil Armstrong, che è anche un autoritratto, un “selfie” involontario. L’immagine dello stesso Armstrong è infatti riflessa nella visiera del casco di Aldrin. Chi ha scattato quella foto visto che non si vede la macchina fotografica in mano all’astronauta? La risposta è facilissima, dice il prof. Drabek-Maunder dell’Osservatorio di Greenwich: “Le telecamere sono posizionate sul petto degli astronauti. E così in quella particolare fotografia su quello di Armstrong”. La foto, in realtà, a ben vedere le cose è importantissima per un altra ragione: è l’unica di Armstrong sulla Luna. Sì, ce ne sono altre, in cui compare un pezzo di tuta, un’ombra, lo zaino ma poco di più. Come è possibile? La risposta l’ha data Eugene Kranz, all’epoca direttore del programma Apollo per la NASA: non ci sono “foto usabili di Armstrong sulla Luna”. Perché? “Come sapete”, dice il grande ingegnere, “la vita non è giusta”.

http://www.rainews.it/dl/rainews/media/allunaggio-L-uomo-sulla-Luna-e-la-teoria-del-complotto-Piero-Angela-Che-sciocchezza-negare-quel-giorno-b26e72ea-22c0-47ef-9bf5-833d1cc6667e.html

Intel and IOC in talks over esports Olympics inclusion

As reported by multiple sources, Intel is currently in talks with the IOC over esports inclusion in the Olympics. The International Olympics Committee has shown interest in including esports as a medal event in the event. Subsequently, Intel is trying to work with them on a partnership, though nothing is confirmed yet. Additionally, IOC president Thomas Bach has stated that they will not allow any video games that include violence at the Olympics. While it is probably far away, this is an important step towards finally admitting esports’ equality to traditional sports.

However, the Olympics won’t be the first traditional sports tournament to host an esports event. This year’s Asian Games will have esports appear as a demonstration. Furthermore, esports will make a full appearance at a multi-sport tournament in China three years from now.

Intel and the IOC have already partnered for the 2018 Pyeongchang Winter Olympics. There, Intel held an Intel Extreme Masters to showcase esports as a possible future sports event. Even more, Intel stated that they currently don’t have an opinion on esports’ inclusion in the games. However, they are always open for a partnership and are actively helping the IOC understand esports’ potential.

The never-ending debate: do esports have a place in the Olympics?

While not certain, the inclusion of esports in the Olympics would likely bring a lot of public backlash. As you might know, many people still consider video games a waste of time. The lack of physicality involved with esports also adds to their arguments. While it is true esports are less physical than most traditional sports, there are some exceptions. The public will simply have to change their perception.

If we compare esports to traditional sports, there actually are quite a few similarities. Teams in both train in complex professional ecosystems. They have their own training facilities, coaches, analysts, and even nutritionists. Athletes in both train multiple hours a day and have to take care of their physical and mental health to perform at the highest level.

Looking at finance, esports isn’t close to the bigger traditional sports when it comes to revenue. However, it’s a rapidly growing industry, and the payments, tournament awards, and sponsorships grow every day. Apart from that, the involvement of prominent traditional sports athletes like Michael Jordan, Rick Fox, and Christian Fuchs only shows that even traditional athletes support the esports industry and see its potential.

Lastly, some traditional sports teams even have their own sports teams. Good examples of that are the Golden State Warriors, who own the Golden Guardians League of Legends team, and the Houston Rockets, who are part owners of Clutch Gaming. While it was less obvious a few years back, esports is starting to make its case as a legit sport, and I personally believe it is only a matter of time before it gets included in the Olympics.

Do you think esports deserve to be a part of the Olympics? Let us know in the comments below.

Intel and IOC in talks over esports Olympics inclusion

Estados Unidos destruye un dron iraní en plena escalada de tensión en el estrecho de Ormuz

La escalada de tensión entre Estados Unidos e Irán ha avanzado varios metros este jueves. El presidente de EE UU, Donald Trump, ha informado de que un barco de la marina estadounidense “destruyó” un dron iraní en el estrecho de Ormuz. El mandatario ha explicado en la Casa Blanca que el avión no tripulado ignoró los “múltiples” llamamientos a que se retirara del área, pero este siguió avanzando hasta estar “muy, muy cerca” del buque de guerra USS Boxer. El aparato “amenazaba la seguridad de la nave y a su tripulación” por lo que fue “destruido de inmediato”, ha concluido el republicano.
Hace cinco semanas, Teherán derribó un dron de EE UU, denunciando que había entrado en su espacio aéreo en misión de espionaje, algo que desmintió Washington. El episodio casi desencadena un ataque aéreo de represalia, pero Trump canceló la misión porque iba a costar 150 vidas y le pareció “desproporcionado”.
“Esta es la última de muchas acciones provocativas y hostiles de Irán contra los buques que operan en aguas internacionales”, ha sostenido Trump. El mandatario ha hecho un llamamiento a la comunidad internacional para que condenaran “los intentos de Irán de perturbar la libertad de navegación y el comercio mundial”. Además, ha defendido que EE UU se reserva “el derecho de defender a nuestro personal, nuestras instalaciones e intereses”, que en este caso se vieron amenazadas por un dron que llegó a estar a menos de 900 metros de un buque de guerra estadounidense. El portavoz del Pentágono, Jonathan Hoffman, ha confirmado lo ocurrido y ha reiterado que la acción militar buscó a “garantizar la seguridad de la nave y su tripulación”.

Irán ha respondido que no tiene constancia de haber perdido ningún dron iraní. “No tenemos información sobre la pérdida de un dron hoy”, ha señalado el ministro de Relaciones Exteriores de Irán, Mohammad Javad Zarif, al llegar a la sede de las Naciones Unidas para una reunión con el Secretario General, Antonio Guterres.

Cuando la Guardia Revolucionaria de Irán derribó el dron estadounidense en el estrecho de Ormuz, el general Hosein Salami, citado por PressTV, sostuvo que era “un claro mensaje a América [de que] nuestras fronteras son la línea roja de Irán y que reaccionaremos enérgicamente contra cualquier agresión”. A pesar de que aclaró que Irán no estaba buscando guerra, sí remarcó que estaban “plenamente preparados para defender la patria”.
La respuesta de Washington se abortó. “Estábamos preparados para responder desde tres posiciones cuando pregunté cuántos morirían. ‘150, señor’, fue la respuesta de un general. Diez minutos antes de la ofensiva, lo paré. No era proporcionado al derribo de un dron no tripulado. No tengo prisa”, dijo Trump el pasado 22 de junio.

La acción militar de Washington se ha producido el mismo día que la Guardia Revolucionaria iraní interceptó “un petrolero extranjero” cuya nacionalidad no ha identificado y al que acusa de “contrabando de carburante” en el golfo Pérsico. Hace poco más de un mes, Estados Unidos y sus aliados árabes responsabilizaron a Teherán del ataque a dos petroleros en el golfo de Omán, donde otros cuatro buques habían sufrido un sabotaje semanas atrás, aumentando la tensión en la región. A esto hay que sumarle la política de “máxima presión” aplicada por Washington desde mayo de 2018, cuando Trump optó por abandonar el acuerdo nuclear de 2015 y restableció las sanciones paralizantes sobre la economía iraní.

https://elpais.com/internacional/2019/07/18/actualidad/1563483126_310319.html